Aprile 29, 2008

Lo Tsunami Destra

La potenza delle destre in questa campagna elettorale è stata formidabile. Ascoltando i risultati degli ultimi ballottaggi che hanno coinvolto Francesco Rutelli e Gianni Alemanno nella candidatura a sindaco della città di Roma, ma anche per quanto riguarda il mio municipio, la vittoria schiacciante del centro-destra sul centro-sinistra è davvero impressionante. Un verdetto che a mio giudizio non ha il sapore di rivincita dalle promesse Prodiane, credo abbia prevalso la voglia di cambiamento dai quattordici anni di  Roma sinistroide. Le manifestazioni organizzate dalle due personalità sono state molte nella capitale, molteplici anche i temi proposti: sicurezza in primis e un buon progetto edilizio per la casa rappresentavano i punti chiave di entrambi i programmi. Rutelli non ha perso perchè ha sbagliato campagna elettorale, è stato sconfitto perchè la reputazione del suo partito d’appartenenza (il Partito Democratico appunto), non gode di quelle tante adesioni che il  Popolo delle Libertà (Alemanno) ha dimostrato di avere nelle elezioni Politiche. Io non ho scelto la personalità, chiunque sale al Campidoglio deve essere cosciente dell’impegno stipulato con i cittadini, ho scelto il partito e spero di aver fatto la scelta giusta. Il leader di An Gianfranco Fini conserverà queste elezioni come ha dichiarato, nelle pagine più belle della storia del centro-destra Italiano. I risultati gli danno indubbiamente ragione, da Italiano  però, spero che anche l’operato di Governo possa essere incluso in questa nota di ottimismo. Abbiamo assistito a un mese pieno di stravolgimenti che finalmente hanno ridotto la frammentazione dei partiti all’interno del  Parlamento e aumentato la chiarezza nei confronti dei cittadini aventi diritto al voto; gli Italiani sono rappresentati in maggioranza da un partito liberal-conservatore,  e dall’altro “Riformista” e non comunista. Un cambiamento che ci avvicina alle realtà parlamentari europee con ampie possibilità di miglioramento. Tornando a Roma, se pensiamo che fino a tre mesi fa il leader del Partito Democratico sedeva al Campidoglio, deve esserci assolutamente stata una scintilla che ha smosso le coscienze dei romani a votare l’opposto. Sicurezza, legalità e lotta all’immigrazione clandestina, la triade fondamentale di cui Roma ha bisogno. Probabilmente è stata la linea dura del centro-destra, la cosiddetta tolleranza-zero, a prevalere sulla mente di molti cittadini onesti e di quelli che come me giudicano il tema sicurezza bipartisan. Prendiamo ad esempio il discorso dell’immigrazione; persone disperate vengono nel nostro paese per cercare una speranza di vita migliore come i nostri nonni facevano in epoca recente. Il termine immigrazione non significa clandestinità come tanti vogliono far credere, dobbiamo convincerci della presenza di persone che contribuiscono attivamente alla crescita del nostro Prodotto Interno Lordo (il Nord-Est è pieno), che occupano mansioni umili e che lavorano per la famiglia. Noi diciamo no alla criminalità, non alle persone volenterose! Chi delinque deve essere espulso per scontare la pena a casa propria, visti gli ultimi dati che stimano il costo del carcere elevatissimo. Devono esserci alla base degli accordi bilaterali tra gli Stati e polizie in grado di fornire informazioni dettagliate sull’immigrato. Siamo un popolo cristiano che si basa sui valori della fratellanza e dell’accoglienza, ma alla base deve esserci legalità, il rispetto delle regole. Osservazioni sacrosante e condivisibili da ognuno di noi.  Sicurezza vuol dire anche Turismo, un tassello difficile ma non impossibile per il nuovo Governo che dovrà occuparsi delle sorti della nostra amata Patria.

Aprile 24, 2008

I più celebri insulti politici

Successivamente agli articoli cinematografici inseriti dal nostro autore aspirante regista “Danmartin”, si ritorna alla tematica politica. La vicenda più importante della settimana si riferisce indubbiamente alla netta vittoria del Popolo della Libertà sul Partito Democratico di Veltroni. La modernissima composizione del Parlamento, Berlusconi e la sua squadra di Governo e ancora la recente ritirata dal tavolo delle trattative di Air France per l’aquisto di Alitalia, coprono insieme la maggiorparte delle pagine dei giornali nazionali.

Lo scopo di questo intervento non è argomentare le news del momento che approfondiremo in seguito, ma discutere sulla rassegna effettuata dal Times di Londra, sull’ingiuria al politico. L’insulto, ovvero la pratica di attaccare violentemente gli avversari politici, è comparso raramente nelle elezioni del 2008 contrariamente a quelle passate. 

Bisogna dire che la classifica è fortemente anglocentrica. Nove insulti su dieci sono stati proferiti da politici britannici verso connazionali. Tuttavia l’unico attacco non britannico presente nella top ten è quello lanciato da Romano Prodi nei confronti di Silvio Berlusconi durante la campagna elettorale del 2006. Il professore durante il secondo faccia a faccia televisivo con il Cavaliere, spazientito per le accuse e la carrellata di numeri enunciati dall’allora leader del «Polo delle libertà» parafrasando una celebre battuta del premio Nobel irlandese George Bernard Shaw, commentò sarcastico: «Berlusconi si attacca alle cifre come gli ubriachi si attaccano ai lampioni»

Nella top ten non poteva mancare Winston Churchill, oratore di indubbia fama che spesso freddava i suoi avversari con battute al vetriolo. Tra le sue più celebri invettive il Times ne sceglie due: la prima è quella indirizzata nei confronti di Clement Attlee che lo spodestò dalla carica di primo ministro all’indomani della vittoria nella Seconda Guerra Mondiale. Il leader laburista fu definito dal grande premier britannico «Una pecora in abiti da pecora» (parafrasando il proverbio «un lupo in abiti da pecora»). La seconda offesa di Churchill vide come vittima Sir Stafford Cripps, esponente laburista. Per criticare la sua strategia politica Churchill commentò: «There but for the grace of God goes God» (parafrasando il proverbio «There but for the grace of God go I» «Se Dio non mi aiuta vado finire così anch’io») che potrebbe essere tradotto più o meno con «Se Dio non si aiuta va a finire male pure Lui». Nella sua lunga carriera il politico conservatore fu investito anche da diversi attacchi. Il Times sceglie quello rivolto nei suoi confronti dallo statista inglese d’inizio novecento Frederick Edwin Smith che disse di Churchill: «Winston ha speso i migliori anni della sua vita a preparare discorsi improvvisati» 

Secondo il Times l’età dell’oro dell’invettiva fu il periodo vittoriano quando due dei più famosi politici inglesi, Benjamin Disraeli e William Gladstone si affrontarono per decenni nella Camera dei Comuni anche a colpi d’insulti. Tra questi il Times ricorda l’invettiva di Disraeli che così una volta criticò l’avversario di una vita: «Non ha un solo difetto che si possa redimere». Ma il politico conservatore non era l’unico a non amare Gladstone. Gli storici raccontano che non andasse a genio nemmeno alla regina Vittoria che gli preferì sempre il suo acerrimo avversario. Una volta la stessa regina, stanca dei modi «rozzi» di Gladstone, troppo lontani dall’etichetta di corte, disse di lui: «Il signor Gladstone si rivolge a me come se parlasse al pubblico».

Margaret Thatcher è un altro dei politici più insultati della storia inglese. Secondo il Times potrebbe essere scritto un intero libro sulle invettive ricevute durante la sua lunga carriera da primo ministro. Il quotidiano londinese sceglie per la top ten due famose offese: la prima è quella del politico conservatore Jonathan Aitken che intervistato da un giornale egiziano e volendo sottolineare l’ignoranza sulle questioni mediorientali della Lady di Ferro disse sarcastico: «Probabilmente pensa che Sinai sia il plurale di seno» (dove si intendono i seni nasali). La seconda è l’offesa di Lord St John of Fawsley che così descrisse la Thatcher: «Quando parla senza pensare, dice ciò che pensa». Terminano la top ten la frase del laburista Denis Healey che attaccato dal ministro thacheriano Geoffrey Howe proruppe: «E’ come essere criticato da una pecora morta» e la battuta volgare di Alan Clark che disse del collega conservatore Douglas Hurd: «Potrebbe avere anche una pannocchia nel sedere».

Divertente!

Aprile 20, 2008

10 cose di noi

Un bell’esperimento cinematografico. Partendo da una semplice idea si è riusciti a sviluppare una pellicola di un’ora e un quarto circa. Tutto inizia quando Morgan Freeman, il protagonista che interpreta sè stesso, deve girare un film in un supermercato e quindi fare un sopralluogo nel suddetto posto. Qui troverà una cassiera phenomena che riesce a fare i conti a memoria, senza nemmeno passare il codice a barre dei prodotti. Questo è il fulcro centrale del film, l’incontro tra Morgan (nel film il suo nome non viene mai fatto) e Scarlett (che non è Scarlett Johansson, ma il personaggio interpretato da Paz Vega, un’attrice che ricorda molto Penelope Cruz). La locandina recita “un incontro può cambiarti la vita”, ebbene, io credo che per entrambi sia un po’ così. Il personaggio maschile prende la vita alla leggera, non sa il suo numero di telefono, non sa che giorno è, a momenti non ricorda neanche dove abita.. La sua vita è proprio come un film: squadra le persone, cercando di capire qual è il ruolo migliore per loro nella vita, pensa ad ogni situazione come una scena, immagina che la vita sia come il cinema. E stupisce. E proprio Morgan cercherà di passsare questo “senso della vita” a Scarlett, giovane ragazza che crede già di essere arrivata al capolinea. E’ l’unica nel supermercato che porta avanti la baracca, mentre l’altra cassiera ha una relazione con il direttore della struttura e lavora lì solo per quello. La sua cassa veloce, “massimo 10 pezzi”, è un po’ la metafora della vita. Sempre di corsa, in fretta e furia, con il rischio di tralasciare le cose veramente importanti. E’ un po’ quello che accade a molti di noi in fondo. Il motivo per cui Morgan e Scarlett continueranno a vedersi in questa giornata molto importante, è che Scarlett ha un colloquio per diventare segretaria di un’azienda di costruzioni. Ed è così che i due si conosceranno, sempre tramite quei “10 pezzi” che rappresentano le 10 cose amate o odiate. Alla fine il film è questo, è un’idea semplice e forse stupidissima, eppure secondo me molto intelligente. Raramente ricordo di aver visto la storia di un incontro raccontata così bene, in neanche tanto tempo visto che la pellicola dura un’ora e venti minuti volendo comprendere anche i titoli di coda. E qui non c’è inizio, non c’è finale, c’è solo la storia di due persone che vengono a contatto e che non si rivedranno mai più. Una storia forse molto triste, ma sicuramente intensa, e soprattutto non noiosa ma anzi divertente. Va visto, va visto perchè vederlo è l’unico modo per apprezzarlo, le parole non servono qui. Faccio notare che la pellicola è prodotta dallo stesso Morgan Freeman, segno che questo è un film in cui egli ha creduto per primo. Ha avuto una pessima distribuzione in Italia (è comunque un film indipendente), proprio per questo motivo e perchè è a basso budget. Inoltre ho scoperto con stupore che è già uscito in mezzo mondo in dvd essendo addirittura del 2006, mentre qui è appena uscito nelle sale, e forse in dvd nemmeno lo vedremo mai. Traduzione italiana come al solito sbagliata, il titolo originale è “10 item or less”. Più appropriato sarebbe stato “Massimo 10 pezzi”, che è un’espressione che ricorre molto nel film, o qualcosa del genere. Gioiello.

di danmartin

Aprile 17, 2008

Un sacco bello

Il titolo dice tutto. E’ il primo film di Verdone, ed anche uno dei migliori probabilmente. Ci sono diversi personaggi, mai così bene amalgamati. Il coatto, l’ingenuo, l’hippie, figure della nostra società che fanno riflettere e divertono, da morire. Una pellicola attuale, nonostante sia ormai di diversi anni fa. Il protagonista assoluto è come al solito Verdone, ma anche i personaggi di contorno giocano un ruolo sicuramente fondamentale, a partire da Mario Brega. Tante scene e battute memorabili, tanti momenti di puro divertimento. Leo, il personaggio timido ed ingenuo, avrà stavolta a che fare con una turista spagnola che cerca un ostello della gioventù: la ospiterà poi a casa sua e la porterà allo zoo a Ferragosto. Enzo, il coatto romano, è deciso a partire per Cracovia con un suo amico, ma quando questo amico si sentirà male per lui saranno problemi… Infine Ruggero, tipico hippie, viene visto per strada dal padre (interpretato da Mario Brega, appunto) che è deciso a riportarlo a casa. Non è un film da raccontare, è un film da vedere. Uno dei migliori esponenti della commedia italiana, firmato Carlo Verdone. Da sottolineare le sempre bellissime musiche di Ennio Morricone.

La spagnola Veronica Miriel e Carlo Verdone nei panni dell’ingenuo “Mimmo”
Scusa, donde esta otello de la giuventus?
Otello?
De la giuventus.
D’a Juventus?! In che senzo?!

di danmartin

Aprile 15, 2008

Vince il Pdl, la Lega raddoppia. Al Senato 171 seggi per Berlusconi.

Al centrodestra una netta maggioranza alla Camera e al Senato. A Montecitorio 5 gruppi, 4 a Palazzo Madama.

MILANO - La coalizione guidata da Silvio Berlusconi vince le elezioni con un ampio margine. Il Popolo della Libertà (assieme a Lega Nord e Movimento per l’autonomia), ha una larghissima maggioranza alla Camera (il premio ovviamente la amplifica), con 340 deputati contro 239, e una molto solida anche al Senato, con 171 senatori contro 130. L’alleanza di centrodestra ottiene il 47,32% dei voti per Palazzo Madama contro il 38,01% del Partito democratico con l’Italia dei valori. Smentiti clamorosamente i primi exit poll diffusi subito dopo la chiusura delle urne, che indicavano una differenza di soli due o tre punti percentuali tra Pdl-Lega-Mpa e Pd-Idv. Alla Camera il vantaggio è altrettanto inequivocabile: l’alleanza guidata dal Popolo della libertà ottiene il 46,81% dei voti, quella del Partito democratico il 37,54%. Un distacco che fin dalle prime proiezioni è sembrato incolmabile, tanto che in serata è stato lo stesso Veltroni a riconoscere la vittoria dell’avversario: «Ho telefonato a Berlusconi - annuncia il leader del Pd - per augurargli buon lavoro».

BERLUSCONI «COMMOSSO» - Grande soddisfazione da parte di Pdl e Lega. Berlusconi si dice «commosso» e annuncia di avere già in mente la squadra di governo, di cui faranno parte «almeno quattro donne». Annuncia inoltre di essere aperto al dialogo con chiunque voglia lavorare con il Popolo della libertà alla guida del Paese. Anche Umberto Bossi esulta: «Siamo forti, il nostro boom era atteso». Il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, promette dal canto suo «un’opposizione costruttiva». Da segnalare la buona performance della Lega e il flop della Sinistra-Arcobaleno, che appare destinata a sparire dal Parlamento (tanto che il candidato premier, Fausto Bertinotti, si è dimesso da tutti gli incarichi dirigenziali).

MENO PARTITI - In un solo colpo le scelte dei partiti maggiori di andare da soli (in realtà con mini coalizioni), in combinazione con i meccanismi della legge elettorale, hanno cancellato dal panorama politico parlamentare diversi gruppi partiti. Imprevisto e di ampie dimensioni il crollo della Sinistra Arcobaleno, che non arriva al 4%. Se si pensa che da sola Rifondazione due anni fa aveva superato il 7%, si capisce quanto lo scenario sia cambiato. E d’altra parte nessuna piccola formazione ha raggiunto la soglia d’accesso al Senato, ma nemmeno alla Camera. Drastico il ridimensionamento dei partiti rappresentati: cinque alla Senato e sei alla Camera. 

 SENATO - Entrando più nel dettaglio, alle elezioni per il Senato la coalizione di centrodestra si attesta nove punti oltre l’alleanza guidata da Veltroni. Il Pdl-Lega-Mpa ottiene il 47,32% contro il 38,01% di Pdv-Idv. Il Popolo della libertà è al 38,17%, la Lega all’8,06%, l’Mpa all’1,08%; il Pd al 33,7%, l’Idv al 4,32%. Gli altri: Udc al 5,69%, Sinistra-Arcobaleno al 3,21%, la Destra al 2,1%, il Partito socialista allo 0,87% (dopo questo risultato il segretario, Enrico Boselli, si è dimesso). A Palazzo Madama la coalizione del centrodestra ha 171 seggi contro i 130 di Pd e Italia dei valori. Sono esclusi i 6 seggi della Circoscrizione Estero e non sono ancora computati quelli della Val d’Aosta e del Trentino Alto Adige. Tuttavia in Trentino Alto Adige sono stati già assegnati 4 seggi alla Svp e 2 al Pdl, resta da assegnare 1 seggio. Per quanto riguarda la Val d’Aosta, è stato assegnato un seggio al partito regionale locale Vallee d’Aoste. Il calcolo, per il Senato, avviene su base regionale e da questo punto di vista il Pdl (assieme a Lega e Mpa) conquista 12 Regioni, strappandone 5 a Pd+Idv (Sardegna, Campania, Liguria, Abruzzo e Calabria) e lasciandone dunque agli avversari soltanto 6. In particolare a Berlusconi vanno: l’Abruzzo, la Campania, il Friuli-Venezia Giulia, il Lazio, la Lombardia, il Piemonte, la Puglia, la Sicilia, la Calabria e la Liguria. Al centrosinistra di Veltroni vanno la Basilicata, l’Emilia-Romagna, le Marche, il Molise, la Toscana e l’Umbria.

CAMERA - Netta vittoria per il Cavaliere anche alla Camera. L’alleanza guidata dal Popolo della libertà si attesta infatti al 46,81% dei voti, quella del Partito democratico al 37,54%. Nel dettaglio il Pdl è al 37,39%, la Lega all’8,3% e l’Mpa all’1,13%. Di contro il Pd è al 33,17% e l’Idv al 4,37%. Tra i partiti minori l’Udc è al 5,62%, la Sinistra-Arcobaleno crolla al 3,08%, la Destra racimola il 2,43% e i socialisti lo 0,98%. L’alleanza guidata dal Cavaliere ottiene 340 seggi, quella guidata da Veltroni 239.

SICILIA - Diffuse anche le proiezioni sulla Sicilia dove si vota per le Regionali. Anna Finocchiaro, candidato del centrosinistra, è poco oltre il 30%; Raffaele Lombardo, candidato del centrodestra, supera abbondantemente il 60%. Per quest’ultimo, dunque, si profila un successo schiacciante.

 

 

Fonte: Il Corriere della Sera

Aprile 12, 2008

Buon voto a tutti!

Ecco i link dei partiti protagonisti dell’attuale campagna elettorale. Uno strumento in più per visualizzare con estrema facilità i programmi e risolvere i dubbi “dell’ultimo minuto”..

Aprile 9, 2008

Compromesso e diplomazia

Il desiderio di un bipolarismo ben organizzato mi ha impedito di valutare al meglio i programmi delle altre forze politiche in corsa per Palazzo Chigi. La mia attenzione era rivolta esclusivamente verso le coalizioni maggiori: il Popolo delle Libertà e il Partito Democratico. Come ho ripetuto, anche illustrando i due programmi, possiamo definirle due realtà simili che però vogliono differenziarsi l’una dall’altro. I problemi dell’Italia sono noti a tutti e la funzione risolutiva della politica deve essere assolutamente azionata da qualunque schieramento vinca. La decisione, almeno per quanto riguarda la mia personale, si basa sulla fiducia nei confronti del politico in grado di realizzare quanto promesso fino ad oggi. Il programma “Rai Parlamento” trasmesso ogni sera su Rai Due mi ha portato a una conoscenza molto più ampia del Partito Socialista. Già nel precedente articolo ne condividevo una posizione e quindi ho cercato di approfondire la mia conoscenza. Esso viene definito dal suo candidato premier Boselli come una costola del Socialismo Europeo che viene riproposta in Italia dopo 15 anni di assenza; rappresenta dunque lo schieramento opposto al partito Conservatore presente nella maggiorparte del panorama politico Internazionale. La scarsa ora di colloquio definiscono gli obiettivi chiave del movimento; Scuola pubblica, laicità dello Stato e l’importante problema della precarietà costituiscono gli elementi al quale vengono riservate più accortezze. Per quanto riguarda il discorso “scuola pubblica”, rappresentiamo il paese che investe meno nelle facoltà intellettuali, e che remunera la categoria degli insegnanti al di sotto della media delle potenze sviluppate. Il concetto di laicità sostenuto dal candidato Premier Enrico Boselli si oppone all’integralismo, al fondamentalismo e più in generale all’imposizione delle idee. Molti esperti definiscono la cultura socialista apprendista del messaggio cristiano, la parabola del prossimo o quella di aiutare il più debole sembrano riferirsi pienamente nei confronti del mondo precario e alle fasce meno abbienti.

E’ verissimo che le persone più deboli sono anche le più approfittatrici. Almeno in Italia è così. Non bisogna a mio avviso favorire all’estremo una determinata classe sociale, ma trovare un compromesso condiviso dalla maggiorparte delle rappresentanze nazionali. La passione per la politica mi porta a conoscere altri filoni di pensiero. Apprezzo per esempio nel contesto del socialismo, anche quello Riformista che nelle attuali elezioni è confluito nel Popolo delle Libertà. Molto interessante è inoltre il Socialismo liberale in cui hanno trovato spazio anche intellettuali di area liberale aperti alla socialdemocrazia nel movimento clandestino Giustizia e Libertà di Carlo Rosselli; proponeva in pratica il superamento della lotta di classe e del determinismo economico marxista, per una nuova forma di socialismo, rispettosa delle libertà civili e democratiche e in grado di realizzare una profonda modernizzazione delle strutture sociali e economiche del Paese. Detto questo,  l’attività promossa dai movimenti di trovare un punto in comune tra le diverse realtà del paese, mi sembra una procedura più intelligente per contrastare l’egoismo ed ottenere consensi da una più larga fascia della popolazione. Ricordiamoci che noi tutti facciamo parte di un’unica classe, quella dei contribuenti e dei consumatori.

Aprile 6, 2008

Non pensarci

Il protagonista ideale per questo film sarebbe stato Luca Laurenti. Scherzi a parte, ho voluto fare questo paragone per rendere l’idea del tipo che è Stefano Nardini, il protagonista interpretato dal bravissimo Valerio Mastrandrea. E’ un personaggio stralunato, che vive in un mondo tutto suo. Vederlo fa troppo ridere, ma non per niente, forse perchè prende proprio la vita come andrebbe presa. Fatto sta che Stefano suona in gruppo rock, a Roma, ed un giorno, rivedendo in un autogrill una scatola del liquore di ciliegia prodotto dal padre, decide di tornare almeno per un po’ dalla sua famiglia a Rimini. Il primo impatto sarà per certi versi devastante: alla sua calma, tranquillità, si contrappone la fretta della famiglia Nardini, lo stress quotidiano. Il fratello Alberto, infatti, gestisce ora la fabbrica di ciliege che fu del padre, allontanato dal lavoro per un infarto. La sorella ha lasciato l’università per amore dei delfini con i quali è a contatto tutti i giorni in una specie di acquario di grandi proporzioni. La madre, infine, passa le sue giornate facendo corsi alquanto alternativi, ma si saprà di più su di lei durante il film. Il messaggio, la morale che questa pellicola vuole trasmettere, è secondo me molto importante: mai prendere tutto troppo sul serio. Ed è un messaggio che si concretizza attraverso le varie vicissitudini che coinvolgono la famiglia Nardini, che ad un certo punto sembra più una gabbia di matti che altro. Come dice la locandina del film, a proposito di Stefano, “tutti avevano bisogno di lui, anche troppo!”. Ed è esattamente così. “Non pensarci” è un viaggio di due ore nel modo di pensare di molte famiglie italiane, e tutto ciò è ben sottolineato dalle scene iniziali e finali. Il racconto avviene in tono di tragedia, come testimoniato ampiamente dalla colonna sonora azzeccatissima. Tocchi geniali ce ne sono diversi: la scena in cui Stefano si diverte con la macchina assieme ai nipoti e viene bloccato da un poliziotto a cui risponde “Ma lo sa che nel mondo ci sono più di venti guerre civili?”, oppure la toccante scena, verso la fine, in cui sempre Stefano, semi-ubriaco, esegue una melodia di Chopin al pianoforte. E poi, tornando ai personaggi, va sottolineata anche la bravura di Giuseppe Battiston, che interpreta il fratello di Stefano, Alberto. Tra i suoi tanti problemi ha anche quello di essere stato lasciato dalla moglie, ed è così che inizierà ad uscire con una ragazza (interpretata da Caterina Murino, qui ancor più bella rispetto a “Casinò Royale”). Poi ovviamente preferisco non dire altro sulla trama, anchè perchè questo film ha veramente un ritmo serrato e sarebbe davvero brutto rovinare la sorpresa della visione. Chiudendo posso dire che “Non pensarci” è una pellicola che mi è piaciuta molto, è un genere che l’Italia deve portare avanti, un genere che a me piace. E poi, anche se dalla trama forse non sarà molto evidente, le risate non mancheranno di certo.. Complimenti a tutta la troupe.

Michela:sei venuto qui perchè avevi bisogno di noi

Stefano:sì…ma non di tutti insieme…

di danmartin

Aprile 2, 2008

Prendere o lasciare?

E’ il caos. Giorni di fuoco decidono il futuro di Alitalia. La brutale situazione economica e industriale in cui essa è coinvolta, determina problematiche di natura nazionale ma soprattutto di incertezza nei confronti dei lavoratori vincolati dal rapporto lavorativo. La trattativa con la compagnia francese Air-France volta alla vendita, viene giudicata dall’Esecutivo l’unica strada percorribile per evitare gli effetti negativi che genera il fallimento di una realtà così grande. Di norma, ogni imprenditore studia la propria strategia industriale per valorizzare le proprie disponibilità e giungere finalmente al massimo profitto consentito. Partendo da questa ultima considerazione, possiamo introdurre il nodo centrale della questione. Air France prevede un piano di tagli su 2100 lavoratori italiani, di cui 1600 di Alitalia e 500 di Alitalia servizi. Sicuramente la recente dichiarazione che apre le porte in tre anni a 180 piloti giovani italiani, calma gli animi della parte antagonista e la trattativa continua. Procede logicamente secondo la teoria di salvaguardare gli interessi dei lavoratori. Giusto. Il modo di agire targato Italia ci condanna; non sono d’accordo con i toni di accusa della campagna elettorale nei confronti dei recenti Governi per ottenere consensi. La situazione odierna è frutto di una cattiva amministrazione che proviene da lontano, nè dal Governo Prodi nè dal Governo Berlusconi, ma dalla classica tradizione italiana che si preoccupa delle faccende esclusivamente quando diventano insostenibili. L’altra sera, su Rai Uno, si discuteva sulle sorti di Alitalia con le maggiori realtà politiche di queste elezioni. Patriottismo (Pdl) da una parte e spirito di compromesso (Pd) dall’altro, si differenziavano dalla posizione del Partito Socialista, nel quale anche io mi sono riconosciuto. La dichiarazione di  Gavino Angius (PS appunto) manifestava un disinteresse verso la cordata Italiana o straniera, ma una preoccupazione assai più rilevante sulle conseguenze che tali procedimenti potrebbero produrre sulla società Italiana. Non sono mai stato Socialista e non lo sono, ma su alcune questioni è doveroso essere flessibili e fare attenzione al peso delle parole.

Fallire, in Italia, è un trauma da evitare. L’azienda prossima al fallimento viene salvata (esempio Governo-Alitalia), impiegando denaro che grava sulle tasche di noi contribuenti e consumatori. Un libro che ho letto di recente, definisce il fallimento strumento che crea ricchezza perchè introdurrebbe più concorrenza e in questo caso più vigore nel mercato del trasporto aereo. I sindacati hanno ragione quando difendono i lavoratori come categoria, sbagliano invece quando difendono i posti di lavoro. Questa è la mia riflessione.

Marzo 31, 2008

I padroni della notte

Inizio simile a quello di “Onora il padre e la madre”. E vabbè. “I padroni della notte” è un thriller poliziesco ben fatto, semplice, senza pretese, ma di grande impatto. Ha un ritmo frenetico, e non annoia mai grazie alle scene sempre movimentate ed all’accompagnamento con canzoni anni Ottanta (epoca in cui il film è ambientato). Siamo nella grande Mela, New York. Bobby gestisce una delle discoteche più frequentate, in cui però c’è un problema. Come in molti casi, lì gira molta droga. Il nipote del proprietario (che non è Bobby, all’inizio questa cosa non è molto chiara) è colui che spaccia la droga. Al fratello del protagonista, Joseph, viene affidato il comando della squadra narcotici, e quindi insieme al padre, capo della polizia, irrompe in una sera qualunque nella discoteca. Da qui inizia la storia, di cui ovviamente vi dirò il meno possibile. Tornando al paragone iniziale, quello con “Onora il padre e la madre”, il fattore comune è il rapporto padre-figlio, turbolento. Bobby infatti si troverà a prendere decisioni drastiche, che pregiudicheranno tutto il film fino al grande finale. Tanta suspense, è un film che si lascia guardare alla grande. Molto spesso nei miei commenti parlo di “semplicità”, ecco, qui c’è. Si capisce tutto della storia, non c’è bisogno di scervellarsi alla ricerca di quell’anello di congiunzione tra una scena e l’altra. E secondo me questo può costituire un grande pregio. Una figura a mio modo di vedere molto importante rispetto al personaggio di Bobby è quella di Amada, interpretata dalla bellissima Eva Mendes. Ciò viene fuori soprattutto nella parte finale del film. Per il resto, grandissima interpratazione di Joaquin Phoenix (Bobby nel film) che abbiamo già potuto notare in “The village” e “Il gladiatore”, tra gli altri. Piccola polemica finale: perchè dare ogni genere di premi, tra cui anche quelli Oscar, a filmetti come “The departed” (mi dispiace, quel film mi ha proprio deluso), e far passare sottotono o comunque sottovalutare questa splendida, davvero splendida, pellicola? Solo perchè lì ci sono i nomi di Martin Scorsese e Leonardo di Caprio? Ai posteri l’ardua sentenza.

di danmartin 

Next Page »