Aprile 2, 2008...3:21 pm

Prendere o lasciare?

Jump to Comments

E’ il caos. Giorni di fuoco decidono il futuro di Alitalia. La brutale situazione economica e industriale in cui essa è coinvolta, determina problematiche di natura nazionale ma soprattutto di incertezza nei confronti dei lavoratori vincolati dal rapporto lavorativo. La trattativa con la compagnia francese Air-France volta alla vendita, viene giudicata dall’Esecutivo l’unica strada percorribile per evitare gli effetti negativi che genera il fallimento di una realtà così grande. Di norma, ogni imprenditore studia la propria strategia industriale per valorizzare le proprie disponibilità e giungere finalmente al massimo profitto consentito. Partendo da questa ultima considerazione, possiamo introdurre il nodo centrale della questione. Air France prevede un piano di tagli su 2100 lavoratori italiani, di cui 1600 di Alitalia e 500 di Alitalia servizi. Sicuramente la recente dichiarazione che apre le porte in tre anni a 180 piloti giovani italiani, calma gli animi della parte antagonista e la trattativa continua. Procede logicamente secondo la teoria di salvaguardare gli interessi dei lavoratori. Giusto. Il modo di agire targato Italia ci condanna; non sono d’accordo con i toni di accusa della campagna elettorale nei confronti dei recenti Governi per ottenere consensi. La situazione odierna è frutto di una cattiva amministrazione che proviene da lontano, nè dal Governo Prodi nè dal Governo Berlusconi, ma dalla classica tradizione italiana che si preoccupa delle faccende esclusivamente quando diventano insostenibili. L’altra sera, su Rai Uno, si discuteva sulle sorti di Alitalia con le maggiori realtà politiche di queste elezioni. Patriottismo (Pdl) da una parte e spirito di compromesso (Pd) dall’altro, si differenziavano dalla posizione del Partito Socialista, nel quale anche io mi sono riconosciuto. La dichiarazione di  Gavino Angius (PS appunto) manifestava un disinteresse verso la cordata Italiana o straniera, ma una preoccupazione assai più rilevante sulle conseguenze che tali procedimenti potrebbero produrre sulla società Italiana. Non sono mai stato Socialista e non lo sono, ma su alcune questioni è doveroso essere flessibili e fare attenzione al peso delle parole.

Fallire, in Italia, è un trauma da evitare. L’azienda prossima al fallimento viene salvata (esempio Governo-Alitalia), impiegando denaro che grava sulle tasche di noi contribuenti e consumatori. Un libro che ho letto di recente, definisce il fallimento strumento che crea ricchezza perchè introdurrebbe più concorrenza e in questo caso più vigore nel mercato del trasporto aereo. I sindacati hanno ragione quando difendono i lavoratori come categoria, sbagliano invece quando difendono i posti di lavoro. Questa è la mia riflessione.

Leave a Reply