Aprile 9, 2008

Compromesso e diplomazia

Il desiderio di un bipolarismo ben organizzato mi ha impedito di valutare al meglio i programmi delle altre forze politiche in corsa per Palazzo Chigi. La mia attenzione era rivolta esclusivamente verso le coalizioni maggiori: il Popolo delle Libertà e il Partito Democratico. Come ho ripetuto, anche illustrando i due programmi, possiamo definirle due realtà simili che però vogliono differenziarsi l’una dall’altro. I problemi dell’Italia sono noti a tutti e la funzione risolutiva della politica deve essere assolutamente azionata da qualunque schieramento vinca. La decisione, almeno per quanto riguarda la mia personale, si basa sulla fiducia nei confronti del politico in grado di realizzare quanto promesso fino ad oggi. Il programma “Rai Parlamento” trasmesso ogni sera su Rai Due mi ha portato a una conoscenza molto più ampia del Partito Socialista. Già nel precedente articolo ne condividevo una posizione e quindi ho cercato di approfondire la mia conoscenza. Esso viene definito dal suo candidato premier Boselli come una costola del Socialismo Europeo che viene riproposta in Italia dopo 15 anni di assenza; rappresenta dunque lo schieramento opposto al partito Conservatore presente nella maggiorparte del panorama politico Internazionale. La scarsa ora di colloquio definiscono gli obiettivi chiave del movimento; Scuola pubblica, laicità dello Stato e l’importante problema della precarietà costituiscono gli elementi al quale vengono riservate più accortezze. Per quanto riguarda il discorso “scuola pubblica”, rappresentiamo il paese che investe meno nelle facoltà intellettuali, e che remunera la categoria degli insegnanti al di sotto della media delle potenze sviluppate. Il concetto di laicità sostenuto dal candidato Premier Enrico Boselli si oppone all’integralismo, al fondamentalismo e più in generale all’imposizione delle idee. Molti esperti definiscono la cultura socialista apprendista del messaggio cristiano, la parabola del prossimo o quella di aiutare il più debole sembrano riferirsi pienamente nei confronti del mondo precario e alle fasce meno abbienti.

E’ verissimo che le persone più deboli sono anche le più approfittatrici. Almeno in Italia è così. Non bisogna a mio avviso favorire all’estremo una determinata classe sociale, ma trovare un compromesso condiviso dalla maggiorparte delle rappresentanze nazionali. La passione per la politica mi porta a conoscere altri filoni di pensiero. Apprezzo per esempio nel contesto del socialismo, anche quello Riformista che nelle attuali elezioni è confluito nel Popolo delle Libertà. Molto interessante è inoltre il Socialismo liberale in cui hanno trovato spazio anche intellettuali di area liberale aperti alla socialdemocrazia nel movimento clandestino Giustizia e Libertà di Carlo Rosselli; proponeva in pratica il superamento della lotta di classe e del determinismo economico marxista, per una nuova forma di socialismo, rispettosa delle libertà civili e democratiche e in grado di realizzare una profonda modernizzazione delle strutture sociali e economiche del Paese. Detto questo,  l’attività promossa dai movimenti di trovare un punto in comune tra le diverse realtà del paese, mi sembra una procedura più intelligente per contrastare l’egoismo ed ottenere consensi da una più larga fascia della popolazione. Ricordiamoci che noi tutti facciamo parte di un’unica classe, quella dei contribuenti e dei consumatori.

Aprile 6, 2008

Non pensarci

Il protagonista ideale per questo film sarebbe stato Luca Laurenti. Scherzi a parte, ho voluto fare questo paragone per rendere l’idea del tipo che è Stefano Nardini, il protagonista interpretato dal bravissimo Valerio Mastrandrea. E’ un personaggio stralunato, che vive in un mondo tutto suo. Vederlo fa troppo ridere, ma non per niente, forse perchè prende proprio la vita come andrebbe presa. Fatto sta che Stefano suona in gruppo rock, a Roma, ed un giorno, rivedendo in un autogrill una scatola del liquore di ciliegia prodotto dal padre, decide di tornare almeno per un po’ dalla sua famiglia a Rimini. Il primo impatto sarà per certi versi devastante: alla sua calma, tranquillità, si contrappone la fretta della famiglia Nardini, lo stress quotidiano. Il fratello Alberto, infatti, gestisce ora la fabbrica di ciliege che fu del padre, allontanato dal lavoro per un infarto. La sorella ha lasciato l’università per amore dei delfini con i quali è a contatto tutti i giorni in una specie di acquario di grandi proporzioni. La madre, infine, passa le sue giornate facendo corsi alquanto alternativi, ma si saprà di più su di lei durante il film. Il messaggio, la morale che questa pellicola vuole trasmettere, è secondo me molto importante: mai prendere tutto troppo sul serio. Ed è un messaggio che si concretizza attraverso le varie vicissitudini che coinvolgono la famiglia Nardini, che ad un certo punto sembra più una gabbia di matti che altro. Come dice la locandina del film, a proposito di Stefano, “tutti avevano bisogno di lui, anche troppo!”. Ed è esattamente così. “Non pensarci” è un viaggio di due ore nel modo di pensare di molte famiglie italiane, e tutto ciò è ben sottolineato dalle scene iniziali e finali. Il racconto avviene in tono di tragedia, come testimoniato ampiamente dalla colonna sonora azzeccatissima. Tocchi geniali ce ne sono diversi: la scena in cui Stefano si diverte con la macchina assieme ai nipoti e viene bloccato da un poliziotto a cui risponde “Ma lo sa che nel mondo ci sono più di venti guerre civili?”, oppure la toccante scena, verso la fine, in cui sempre Stefano, semi-ubriaco, esegue una melodia di Chopin al pianoforte. E poi, tornando ai personaggi, va sottolineata anche la bravura di Giuseppe Battiston, che interpreta il fratello di Stefano, Alberto. Tra i suoi tanti problemi ha anche quello di essere stato lasciato dalla moglie, ed è così che inizierà ad uscire con una ragazza (interpretata da Caterina Murino, qui ancor più bella rispetto a “Casinò Royale”). Poi ovviamente preferisco non dire altro sulla trama, anchè perchè questo film ha veramente un ritmo serrato e sarebbe davvero brutto rovinare la sorpresa della visione. Chiudendo posso dire che “Non pensarci” è una pellicola che mi è piaciuta molto, è un genere che l’Italia deve portare avanti, un genere che a me piace. E poi, anche se dalla trama forse non sarà molto evidente, le risate non mancheranno di certo.. Complimenti a tutta la troupe.

Michela:sei venuto qui perchè avevi bisogno di noi

Stefano:sì…ma non di tutti insieme…

di danmartin

Aprile 2, 2008

Prendere o lasciare?

E’ il caos. Giorni di fuoco decidono il futuro di Alitalia. La brutale situazione economica e industriale in cui essa è coinvolta, determina problematiche di natura nazionale ma soprattutto di incertezza nei confronti dei lavoratori vincolati dal rapporto lavorativo. La trattativa con la compagnia francese Air-France volta alla vendita, viene giudicata dall’Esecutivo l’unica strada percorribile per evitare gli effetti negativi che genera il fallimento di una realtà così grande. Di norma, ogni imprenditore studia la propria strategia industriale per valorizzare le proprie disponibilità e giungere finalmente al massimo profitto consentito. Partendo da questa ultima considerazione, possiamo introdurre il nodo centrale della questione. Air France prevede un piano di tagli su 2100 lavoratori italiani, di cui 1600 di Alitalia e 500 di Alitalia servizi. Sicuramente la recente dichiarazione che apre le porte in tre anni a 180 piloti giovani italiani, calma gli animi della parte antagonista e la trattativa continua. Procede logicamente secondo la teoria di salvaguardare gli interessi dei lavoratori. Giusto. Il modo di agire targato Italia ci condanna; non sono d’accordo con i toni di accusa della campagna elettorale nei confronti dei recenti Governi per ottenere consensi. La situazione odierna è frutto di una cattiva amministrazione che proviene da lontano, nè dal Governo Prodi nè dal Governo Berlusconi, ma dalla classica tradizione italiana che si preoccupa delle faccende esclusivamente quando diventano insostenibili. L’altra sera, su Rai Uno, si discuteva sulle sorti di Alitalia con le maggiori realtà politiche di queste elezioni. Patriottismo (Pdl) da una parte e spirito di compromesso (Pd) dall’altro, si differenziavano dalla posizione del Partito Socialista, nel quale anche io mi sono riconosciuto. La dichiarazione di  Gavino Angius (PS appunto) manifestava un disinteresse verso la cordata Italiana o straniera, ma una preoccupazione assai più rilevante sulle conseguenze che tali procedimenti potrebbero produrre sulla società Italiana. Non sono mai stato Socialista e non lo sono, ma su alcune questioni è doveroso essere flessibili e fare attenzione al peso delle parole.

Fallire, in Italia, è un trauma da evitare. L’azienda prossima al fallimento viene salvata (esempio Governo-Alitalia), impiegando denaro che grava sulle tasche di noi contribuenti e consumatori. Un libro che ho letto di recente, definisce il fallimento strumento che crea ricchezza perchè introdurrebbe più concorrenza e in questo caso più vigore nel mercato del trasporto aereo. I sindacati hanno ragione quando difendono i lavoratori come categoria, sbagliano invece quando difendono i posti di lavoro. Questa è la mia riflessione.

Marzo 31, 2008

I padroni della notte

Inizio simile a quello di “Onora il padre e la madre”. E vabbè. “I padroni della notte” è un thriller poliziesco ben fatto, semplice, senza pretese, ma di grande impatto. Ha un ritmo frenetico, e non annoia mai grazie alle scene sempre movimentate ed all’accompagnamento con canzoni anni Ottanta (epoca in cui il film è ambientato). Siamo nella grande Mela, New York. Bobby gestisce una delle discoteche più frequentate, in cui però c’è un problema. Come in molti casi, lì gira molta droga. Il nipote del proprietario (che non è Bobby, all’inizio questa cosa non è molto chiara) è colui che spaccia la droga. Al fratello del protagonista, Joseph, viene affidato il comando della squadra narcotici, e quindi insieme al padre, capo della polizia, irrompe in una sera qualunque nella discoteca. Da qui inizia la storia, di cui ovviamente vi dirò il meno possibile. Tornando al paragone iniziale, quello con “Onora il padre e la madre”, il fattore comune è il rapporto padre-figlio, turbolento. Bobby infatti si troverà a prendere decisioni drastiche, che pregiudicheranno tutto il film fino al grande finale. Tanta suspense, è un film che si lascia guardare alla grande. Molto spesso nei miei commenti parlo di “semplicità”, ecco, qui c’è. Si capisce tutto della storia, non c’è bisogno di scervellarsi alla ricerca di quell’anello di congiunzione tra una scena e l’altra. E secondo me questo può costituire un grande pregio. Una figura a mio modo di vedere molto importante rispetto al personaggio di Bobby è quella di Amada, interpretata dalla bellissima Eva Mendes. Ciò viene fuori soprattutto nella parte finale del film. Per il resto, grandissima interpratazione di Joaquin Phoenix (Bobby nel film) che abbiamo già potuto notare in “The village” e “Il gladiatore”, tra gli altri. Piccola polemica finale: perchè dare ogni genere di premi, tra cui anche quelli Oscar, a filmetti come “The departed” (mi dispiace, quel film mi ha proprio deluso), e far passare sottotono o comunque sottovalutare questa splendida, davvero splendida, pellicola? Solo perchè lì ci sono i nomi di Martin Scorsese e Leonardo di Caprio? Ai posteri l’ardua sentenza.

di danmartin 

Marzo 28, 2008

Bianco, rosso e… Verdone

“Bianco, rosso e… Verdone” è un capolavoro della commedia italiana. E’ un film che va visto almeno una volta nella vita, una garanzia di risate e divertimento. A gestire il tutto Carlo Verdone, protagonista assoluto del film grazie ai suoi tre personaggi-caricatura: Mimmo, Furio e Pasquale. La storia è il viaggio che questi tre personaggi fanno per andare a Roma, a votare. Mimmo, giovanotto ingenuo a dir poco, va a prendere la nonna e poi la accompagna, in una molteplicità di situazioni esilaranti interpretate da Verdone e da Elena Fabrizi, sorella di Aldo, soprannominata “Sora Lella”. Il rapporto nonna-nipote è molto giocoso, poi con due personaggi del genere figuriamoci.. L’altro personaggio è Furio, signore preciso, serio, pignolo, un incubo insomma. Un incubo vissuto dalla moglie Magda, che ha più volte la tentazione di scappare con uno sconosciuto incontrato durante il viaggio. Per fortuna che almeno ci sono i figli. Ultimo personaggio principale è Pasquale. E’ un personaggio particolare: fatta eccezione per alcuni versi e mugugni, parla solo alla fine del film, in una scena tra le migliori della pellicola, geniale a mio avviso. A fare da contorno ci sono personaggi come quello de “Il principe” interpretato da Mario Brega o della prostituta interpretato da Milena Vukotic. Il tutto avviene in un insieme amalgamato che regala più di un’ora e mezza di risate in uno dei classici della nostra commedia. Come dicevo poc’anzi qui la struttura è amalgamata, ovvero non c’è la netta distinzione tra gli episodi che c’è in “Grande, grosso e… Verdone”, film nostalgico più che valido uscito di recente nelle sale. Inoltre, grazie all’ottima caratterizzazione dei personaggi, non c’è neanche il pericolo di perdere o non capire qualcosa. Di scene celebri, entrate nella storia del nostro cinema, ce ne sono davvero tante: sta a me non svelarle per non togliervi il gusto della risata spontanea. Ciò che c’è anche nel film, però, è un velato senso di malinconia: questo conferma ancora una volta che “Bianco, rosso e… Verdone” non è semplicemente un film comico, ma una vera e propria commedia. Insomma, ripeto, se ancora non avete avuto modo di vedere questa pellicola rimediate, anche perchè è uscita da qualche mese un’edizione in dvd con una qualità video veramente impressionanate. Ammirando le immagini sembrerà sia stato girato lo scorso anno, invece era il 1981. Gli anni passano, i film che meritano restano. Per sempre.

di danmartin

Marzo 27, 2008

Test di orientamento politico.

Avevo già utilizzato questo sito nella scorsa campagna elettorale. La tipologia delle risposte alle 25 domande, ci colloca rispettivamente alle forze politiche coinvolte nelle elezioni. Io ho appena concluso il test. Voi che aspettate?

Elezioni 2008. Io sono qui. E tu dove sei?

Marzo 26, 2008

Pdl e Pd a confronto.

Il 13 e 14 Aprile si avvicinano e la campagna elettorale è nel pieno delle sue funzioni. Programmi televisivi, manifesti e comizi sembrano invadere il nostro vivere quotidiano. Se analizziamo con attenzione le proposte dei partiti maggiori, Pdl e Pd, notiamo una somiglianza certamente da non sottovalutare. Entrambi  propongono tematiche molto importanti. Il leader del Partito delle Libertà (Pdl) Silvio Berlusconi non promette l’impossibile anzi, annuncia un periodo difficile. Dall’altra parte l’ex Sindaco di Roma Walter Veltroni evoca una civiltà del confronto e bipartisan su specifiche tematiche, specie il caso Alitalia. I due candidati premier stanno conducendo una campagna elettorale sicuramente migliore di quelle passate. La civiltà del confronto che citava Veltroni, denuncia giustamente i comportamenti di tipo rissoso che Berlusconi ebbe in relazione della rottura in diretta del programma del centro-sinistra. La diplomazia entra in gioco a riguardo.

Recentemente il “Messaggero” ha pubblicato un forum che illustrava le metodologie con cui, Pdl e Pd, intendono procedere alle emergenze del paese.

Iniziamo con il Partito delle Libertà.

  • Emergenza rifiuti e Infrastrutture vengono giudicate priorità per il futuro del Paese. “Sono decisioni impopolari che paghiamo in termini di logistica e di trasporti che incidono sul 20.6% del nostro Pil”.
  • Pressione fiscale e Potere d’acquisto delle famiglie sono ritenute la causa del malessere pubblico. I salari italiani netti sono tra i più bassi d’Europa, anche perchè il carico fiscale contributivo è al 46%. ”Pensiamo alla detassazione degli straordinari e dei premi di produttività; sulle pensioni non toccheremo l’età pensionabile ma sì al bonus per cui chi, raggiunta l’età del pensionamento, continua a lavorare.
  • Criminalità. Reintroduzione della Bossi-Fini (gli immigrati debbono possedere un contratto di lavoro) e applicazione delle impronte digitali a coloro che entrano in Italia.
  • Riorganizzazione della Pubblica Amministrazione mediante la chiusura di Enti inutili.
  • Vendita di Beni Pubblici inattivi per ridurre il debito pubblico.
  • Lotta all’evasione fiscale.

Siamo al Partito Democratico.

  • Contrastare la Precarietà viene considerata la principale emergenza sociale di questo Paese. A favore del salario d’ingresso.
  • Piano per la Casa. Parliamo dunque di un progetto di edilizia popolare, aree pubbliche e risorse private e soprattutto un piano di campus Universitari.
  • Pressione Fiscale e Potere d’acquisto delle famiglie. Argomento supportato dalla detassazione su salari e stipendi. “Detassare gli straordinari non basta”, afferma l’ex Sindaco della Capitale.
  • Riduzione della Spesa Pubblica. Sono incluse le riduzioni dei costi della politica e l’abolizione delle province. “Abbiamo bisogno di fare un paese semplice, con una Pubblica Amministrazione più snella ed efficiente”.
  • Criminalità. No alla Bossi-Fini, sì alla certezza della pena.

In Politica Estera, ambedue gli schieramenti sostengono la presenza Italiana all’estero per missioni di Pace.

Marzo 22, 2008

W il Merito!

Nessuno vincerà le elezioni politiche italiane se non vi si metterà in programma la lotta al privilegio. Avverto il bisogno sempre più urgente di un sistema “meritocratico”, che non premi la presenza, ma la capacità produttiva del singolo individuo. Onestamente lottare contro il privilegio è comportamento storicamente di sinistra, si opponeva infatti alla dottrina liberal-conservatrice di destra, ma nonostante tutto il Governo Prodi (centro-sinistra) non ha lavorato come grande risolutore del problema. L’articolo di Roberto Saviano sulla Repubblica del 15 marzo denuncia quanto ho appena detto. La politica viene percepita dalla maggioranza degli Italiani come prosecuzione di affari privati nella sfera pubblica. Può sembrare una definizione inaccettabile? Attualmente purtroppo no, l’egoismo di poltrona rappresenta la realtà. La meritocrazia giova a tutti, non solo ai vincitori ma anche a coloro che, per volere dimostrare di farcela e per un generale istinto di competizione, sono incentivati a impegnarsi di più. Ciò che affligge i giovani italiani che si affacciano al mercato del lavoro è il virus della scarsa ambizione: scommettere sul merito in un sistema basato sull’anzianità, conoscenze giuste e parentle è molto difficile. La politica ha perso la sua vocazione primaria: creare progetti, stabilire obiettivi e attuare provvedimenti che favorascano l’intera collettività. Abolire le pratiche clientelari e trasformiste significherebbe perdita di consensi, voti quindi importantissimi per acquisire potere. Non possiamo vendere il nostro destino per semplici favori. Il filosofo Carl Marx  affermava: “ogni attività umana è riconducibile o motivata da questioni di interesse monetario”. Un’analisi notevolmente materialista  che incontro maggiormente nel momento in cui l’argomento si riferisce alla politica. Io credo ancora nei valori di sempre, ai comportamenti mossi dalla dignità. Non ho mai avuto a che fare con ambienti così potenti come lo sono le poltrone; il proverbio ” l’occasione fà l’uomo ladro ” trova massima collocazione e testimonianza di esistenza in questo argomento, ma ritengo che l’onestà debba prevalere. Non siamo mica tutti ladri!

Marzo 17, 2008

Onora il padre e la madre

In Italia abbiamo un vizio, che secondo me è un vero e proprio problema: cambiamo molto spesso i titoli dei film stranieri. Ed è così che “Before the devil knows you’re dead” (traducibile più o meno con un “Prima che il diavolo sappia che sei morto) diventa “Onora il padre e la madre”. Che c’entra? Niente. L’altra faccia della medaglia potrebbe essere che il titolo italiano è quello che meglio dà l’idea del film, e lo rispecchia. Ma veniamo a noi. Dopo essere entrati nella sala, essersi sorbiti quei soliti venti minuti di pubblicità e trailer vari, si spengono le luci e parte la pellicola: “Oddio, ho sbagliato film”. Questo potrebbe essere il vostro primo pensiero, e specialmente se siete con un’amica o con una ragazza che vi piace, potreste restare imbarazzati. Il perchè spiegatemelo voi quando lo andrete a vedere. Comunque, dopo questo piccolo incidente di percorso iniziamo a capirci qualcosa. Ecco che iniziano a fare capolino le varie scritte da me tanto odiate: “il giorno prima della rapina, il giorno dopo, tre settimane prima, il giorno della rapina..”. Stavolta sono stato smentito, poichè tutto ciò è finalizzato ad una migliore comprensione del film, ed inoltre questi momenti sono quelli che riescono a dare ritmo alla storia proprio quando stai per annoiarti. Sì, una struttura simile a quella di “Memento”, ma non uguale. La scena viene fatta vedere due volte da diverse angolature, e dall’”occhio” di diversi personaggi, per far capire il loro ruolo in quel preciso momento. Una scelta molto intelligente che permette di tenere sotto controllo ogni aspetto della vicenda. E’ così che capiamo le diverse sfaccettature dei personaggi. “Onore il padre e la madre” (che potrebbe far pensare ad un film sulla mafia, ma non è così) è un film che testimonia l’attualità del tema della perdita di valori della nostra società nel cinema americano. Dopo quel gran capolavoro di “Non è un paese per vecchi”, ecco un altro film di egual fattura. Troviamo molti personaggi cattivi, anche i buoni lo diventano alla fin fine, più anche della pellicola premiata con quattro Oscar. E dire che anche questa almeno una statuetta la meritava. Tra i protagonisti, straordinario Philip Seymour Hoffman, che interpreta al meglio la cattiveria e la perdita di valori di cui sopra. Coca e droga come se piovesse, ed altri aspetti che non vi posso svelare poichè vi rovinerebbero la sorpresa, testimoniano la fragilità di un uomo che non sa più in cosa credere. A supportarlo nella rapina alla gioielleria (almeno questo posso dirvelo, dai) ci sarà il fratello, non molto convinto ma comunque bisognoso di denaro “fresco”. E’ proprio lui, forse, il personaggio che stupisce di più: passa dalla parte dei buoni a quella dei cattivi come se niente fosse, salvo poi pentirsene. “Onora il padre e la madre” all’inizio sembra un film freddo, piatto, ma crescerà pian piano dandovi la consapevolezza di aver speso bene i vostri 7 euro, ed il vostro tempo soprattutto. Capolavoro e classifica.

di danmartin

Marzo 13, 2008

Il Governo.

 Frequento l’ultimo anno di Ragioneria. Reputo l’argomento del Governo che stiamo affrontando a scuola di estrema attualità.

Rappresenta la concreta realizzazione del principio di  maggioranza, secondo il quale il compito di governare spetta alla forza politica, o alla coalizione di forze, che riesce a dar vita a una Maggioranza Parlamentare. Deve avere sempre la fiducia di entrambe le Camere ed è quindi anche’esso un organo che esrime la sovranità popolare. Il Governo è composto dai ministri  che formano il Consiglio dei Ministri: un organo collegiale a cui spetta la funzione di determinare l’indirizzo politico del Governo e di assicurarne l’unità dell’azione, è diretto dal Presidente del Consiglio dei Ministri, detto anche Capo dello Stato o primo ministro —-> promuove e coordina l’attività dei ministri. La Costituzione dedica al Governo gli articoli 92 e 100. Esso esercita: un potere di indirizzo politico (stabilire obiettivi e mezzi di tutta l’attività pubblica nei confronti dei cittadini e in quelli degli organismi internazionali); un potere esecutivo (dare attuazione alle leggi o alle decisioni del Parlamento), può emanare decreti legge e decreti legislativi. Il Governo si forma su iniziativa del Presidente della Repubblica che dopo aver consultato le forze politiche nomina il Presidente del Consiglio. Segue la presentazione entro 10 giorni davanti alle Camere per ottenere la fiducia sul programma e sull’operato. L’esecutivo acquista così la pienezza dei suoi poteri. La fiducia parlamentare deve mantenersi per tutta la legislatura, nel caso venga respinta, il Governo dovrà dimettersi (crisi di Governo). L’Iniziativa torna al Presidente della Repubblica che provvederà a procedere con le consultazioni con alcune personalità di rilievo oppure incaricare altri di fare ciò mediante il mandato esplorativo. Al termine di questa attività conoscitiva il Capo dello Stato conferisce l’incarico di formare il Governo a una determinatapersona. Se non la trova dovrà procedere con le elezioni anticipate. Il Presidente del Consiglio non ha un potere gerarchico sui ministri, ma ha compito di direzione politica e di coordimento dell’intera attività governativa, di cui è responsabile. I ministri hanno il compito di partecipare alle deliberazioni del Consiglio dei Ministri e di dirigere il Ministero al quale sono preposti. Quelli facenti parte del Governo sono “politici”, cioè parlamentari eletti dai cittadini; i ministri cosiddetti “tecnici” detengono competenze di tipo specialistico e sono collegati alle forze politiche di maggioranza. I ministri svolgono funzione politica e amministrativa; ad “interim” avviene quando un ministro detiene più ministeri (causa morte, dimissione o decadenza della carica, motivazioni di opportunità politica). Vengono aiutati dai sottosegretari che non fanno parte del Consiglio dei Ministri. Per questioni di particolare rilevanza che coinvolgono le competenze dei diversi ministeri,  si possono formare dei Comitati Interministeriali.   

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